Come fare sanatoria edilizia: procedura, tempi e costi

Come fare sanatoria edilizia: procedura, tempi e costi

Sapere come fare una sanatoria edilizia è il primo passo per risolvere una difformità prima che diventi un blocco in fase di compravendita. La procedura non è uguale per tutti i casi: dipende dal tipo di abuso, dall’anno in cui è stato realizzato e dal Comune in cui si trova l’immobile. In questa guida trovi tutto quello che serve — procedura passo-passo, documentazione, tempi realistici e costi indicativi.

Mirco Nonnis – Immobili Conformi
Hai già firmato una proposta e ora è emerso un abuso edilizio?
Prima di discutere su chi deve pagare, è fondamentale capire se la sanatoria è davvero possibile e se il rogito può andare avanti senza rischi su caparra e tempi.

Cos’è la sanatoria edilizia e quando si applica

La sanatoria edilizia è il procedimento amministrativo che permette di regolarizzare opere realizzate senza il necessario titolo abilitativo o in difformità rispetto a quello ottenuto. Il riferimento normativo è il Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), che disciplina sia le sanzioni sia le modalità di regolarizzazione.

La sanatoria si distingue dal condono edilizio: il condono è un provvedimento straordinario emanato dal Parlamento (gli ultimi risalgono al 1985, 1994 e 2003) che consente la sanatoria anche di opere non conformi agli strumenti urbanistici. La sanatoria ordinaria, invece, si fonda sul requisito di conformità. Nella sua forma piena — quella dell’accertamento di conformità ex art. 36 del D.P.R. 380/2001, previsto per le opere realizzate in assenza di titolo o in totale difformità — è richiesta la doppia conformità: l’opera deve essere conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia sia vigente al momento della realizzazione sia in vigore al momento della domanda. Per le difformità parziali e le variazioni essenziali, dopo il Decreto Salva Casa, l’art. 36-bis prevede invece una conformità attenuata, di cui si parla più avanti.

La doppia conformità è il requisito chiave: se l’abuso non era ammissibile né allora né oggi, la sanatoria ordinaria non è percorribile.

Capire subito se ci si trova davanti a un abuso sanabile o non sanabile è fondamentale. Per approfondire questo aspetto, la pagina sugli abusi edilizi non sanabili offre un quadro utile dei casi in cui la sanatoria non è tecnicamente possibile.

Come fare sanatoria edilizia: i tre titoli possibili

Non esiste un’unica procedura valida per tutti. Il titolo abilitativo in sanatoria varia in base alla tipologia e all’entità dell’intervento eseguito.

Tipo di interventoTitolo in sanatoriaEnte competente
Manutenzione straordinaria, cambio di destinazione d’uso (senza aumento di superficie)CILA in sanatoriaComune (SUAP/SUE)
Ristrutturazione, ampliamenti minori, modifiche prospetticheSCIA in sanatoriaComune (SUAP/SUE)
Nuova costruzione, demolizione e ricostruzione, ampliamenti rilevantiPermesso di costruire in sanatoriaComune (ufficio edilizia privata)

CILA in sanatoria: è la più semplice. Si usa per interventi di manutenzione straordinaria non strutturali, come la modifica di tramezzi interni o l’installazione di impianti. La pratica viene presentata da un tecnico abilitato e non prevede un silenzio-assenso né una vera fase istruttoria: il Comune può comunque verificare la regolarità dell’intervento. Va chiarito un punto spesso confuso: la CILA tardiva non è un accertamento di conformità ex art. 36 o 36-bis e non richiede la doppia conformità, ma la sola conformità alla disciplina vigente. Ad essa non si applica l’oblazione commisurata all’abuso prevista per l’accertamento di conformità ex art. 36 o 36-bis, bensì una sanzione fissa per l’omessa comunicazione. La sanzione è pari a 1.000 euro e si riduce a 333,33 euro solo quando la comunicazione viene effettuata spontaneamente mentre l’intervento è ancora in corso (dati aggiornati a giugno 2026). L’importo applicabile va comunque verificato con il tecnico e con il Comune sul caso concreto.

SCIA in sanatoria: si applica a interventi più rilevanti come ristrutturazioni parziali, cambi di destinazione d’uso con aumento di superficie o modifiche alle facciate. Anche in questo caso non c’è un’approvazione formale esplicita: la SCIA produce effetti immediati, ma il Comune ha 60 giorni per esercitare i poteri inibitori.

Permesso di costruire in sanatoria (o accertamento di conformità): è il titolo più impegnativo, richiesto per interventi di nuova costruzione o per ampliamenti significativi. Il Comune valuta la pratica, richiede eventuale documentazione integrativa e rilascia il provvedimento in forma scritta. I tempi sono più lunghi.

Interno di abitazione in ristrutturazione con tramezzi e impianti a vista, opera tipica da regolarizzare
Interno di abitazione in ristrutturazione con tramezzi e impianti a vista, opera tipica da regolarizzare

La documentazione necessaria per fare sanatoria edilizia

Indipendentemente dal titolo richiesto, la pratica di sanatoria prevede una serie di documenti tecnici e amministrativi. La lista varia per Comune, ma il nucleo comune è il seguente:

Scrivania di studio tecnico con planimetrie ed elaborati grafici stampati per la pratica di sanatoria
Scrivania di studio tecnico con planimetrie ed elaborati grafici stampati per la pratica di sanatoria
  • Relazione tecnica asseverata del professionista abilitato (geometra, architetto, ingegnere) che attesta la conformità urbanistica ed edilizia dell’opera
  • Elaborati grafici: planimetrie e prospetti dello stato di fatto, con indicazione delle difformità riscontrate
  • Documentazione fotografica dell’immobile nelle parti oggetto di sanatoria
  • Estratto di mappa catastale aggiornato
  • Certificato di destinazione urbanistica dell’area
  • Ricevute di pagamento dell’oblazione (la sanzione pecuniaria dovuta per l’abuso)
  • Dichiarazione di conformità degli impianti (se richiesta)

Per verificare con precisione quale documentazione è necessaria nel proprio Comune, è utile consultare il portale dello sportello unico per l’edilizia o rivolgersi direttamente all’ufficio tecnico comunale.

Prima di avviare la pratica, il tecnico deve verificare la conformità alle NTA (Norme Tecniche di Attuazione) del Piano Regolatore vigente: senza questa verifica, si rischia di presentare una pratica destinata al rigetto.

La verifica urbanistica preventiva è un passaggio che molti sottovalutano, ma che spesso determina se la sanatoria è tecnicamente fattibile.

Quanto tempo ci vuole per una sanatoria edilizia

Le tempistiche per una sanatoria edilizia sono uno degli aspetti più critici, soprattutto quando l’immobile è in fase di compravendita. I tempi variano significativamente in base al tipo di titolo richiesto e al Comune.

Tipo di sanatoriaTempi medi istruttoriNote
CILA in sanatoria30-60 giorniPresentazione con effetto immediato, ma soggetta a verifica
SCIA in sanatoria60-90 giorniIl Comune ha 60 giorni per esercitare poteri inibitori
Permesso di costruire in sanatoria90-180 giorni (anche oltre)Istruttoria formale con possibilità di richiesta integrazioni

I Comuni più grandi e con arretrati amministrativi — molte città del Sud ma anche alcune realtà del Nord — possono superare questi tempi in modo significativo. Non è infrequente che un permesso di costruire in sanatoria richieda 12-18 mesi nei Comuni con elevato carico di pratiche.

Per quanto riguarda specificamente l’aspetto dei tempi nella compravendita, il tema è trattato in dettaglio nella pagina dedicata alle tempistiche della sanatoria edilizia in compravendita, dove si affronta anche la questione del ritardo al rogito.

Un’ulteriore variabile è il comportamento del tecnico incaricato: una pratica ben strutturata, completa e senza errori formali riduce il rischio di richieste di integrazione documentale che allungano i tempi anche di mesi.

Quanto costa fare una sanatoria edilizia

Il costo di una sanatoria edilizia dipende da tre componenti principali:

1. L’oblazione — è la sanzione amministrativa dovuta al Comune per l’abuso edilizio. Il suo importo è calcolato in base alla tipologia dell’abuso e alla superficie dell’intervento. Per la CILA in sanatoria si parla di importi che partono da poche centinaia di euro; per il permesso di costruire in sanatoria, l’oblazione può arrivare a migliaia di euro in funzione della superficie e del valore dell’opera.

2. Gli oneri concessori — nei casi più rilevanti (permesso di costruire in sanatoria) si aggiungono gli oneri di urbanizzazione e il costo di costruzione calcolati retroattivamente.

3. Il compenso del tecnico — il professionista abilitato che segue la pratica ha un compenso che varia in base alla complessità dell’intervento e alla tariffa locale. In linea generale, per pratiche di media complessità si parla di importi compresi tra 1.000 e 3.000 euro, ma possono aumentare per interventi complessi o per Comuni con iter particolarmente articolati.

Per un quadro più completo sui costi, la pagina quanto costa una sanatoria edilizia offre indicazioni più dettagliate per singola casistica.

Sanatoria edilizia e compravendita: cosa cambia

Quando la sanatoria riguarda un immobile in fase di vendita, la procedura non cambia nella sostanza, ma cambiano le implicazioni pratiche e le responsabilità tra venditore e acquirente.

Il punto critico è lo stato legittimo dell’immobile: senza questo requisito, il notaio non può procedere al rogito. Un abuso non regolarizzato rende l’immobile non commerciabile, o commerciabile solo con specifiche clausole contrattuali.

In molti casi, la sanatoria viene avviata dal venditore prima della firma del preliminare, oppure si concorda che venga completata entro il rogito — con eventuale riduzione del prezzo o deposito a garanzia. La questione di chi sostiene i costi è oggetto di negoziazione: la pagina chi paga la sanatoria edilizia in compravendita analizza questo aspetto in dettaglio.

Se la sanatoria è ancora in corso alla data del rogito, il notaio può procedere solo in casi specifici e con tutele contrattuali precise. È un terreno delicato che richiede sempre una valutazione tecnica e legale.

Un altro scenario frequente riguarda gli abusi scoperti dopo la firma del preliminare: in quel caso, le opzioni e i rimedi variano sensibilmente. La pagina sugli abusi edilizi scoperti dopo l’acquisto chiarisce le responsabilità del venditore e i diritti dell’acquirente.

Gli errori più comuni nella procedura di sanatoria

La sanatoria edilizia non è una procedura complicata in assoluto, ma alcuni errori ricorrenti rallentano o bloccano l’iter.

Il primo è scegliere il titolo sbagliato: presentare una SCIA quando servirebbe un permesso di costruire porta al rigetto della pratica con perdita di tempo e costi. Il tecnico deve classificare correttamente l’intervento prima di avviare qualsiasi procedura.

Il secondo errore frequente è non verificare la conformità urbanistica prima di presentare la pratica. Se l’immobile si trova in zona vincolata (paesaggistica, sismica, idrogeologica) o se le NTA del Piano Regolatore non consentono quell’uso o quella volumetria, la sanatoria è destinata al rigetto indipendentemente dalla qualità della documentazione presentata.

Il terzo errore riguarda la documentazione incompleta o non aggiornata: una planimetria catastale non allineata allo stato di fatto, per esempio, genera richieste di integrazione che possono ritardare la pratica di settimane o mesi. Verificare prima lo stato della planimetria catastale è quindi un passaggio produttivo, non un optional.

Infine, molti proprietari sottovalutano l’importanza di affidarsi a un tecnico con esperienza specifica in pratiche di sanatoria presso il Comune di riferimento. I regolamenti locali hanno particolarità rilevanti, e un tecnico che conosce l’ufficio tecnico comunale sa come strutturare la pratica per ridurre al minimo i margini di rigetto o integrazione.

Per approfondire gli errori tipici che si commettono in fase di compravendita, la pagina sugli errori nella sanatoria edilizia in compravendita affronta i casi più critici con esempi concreti.

Errori specifici nella sanatoria in compravendita

Quando la sanatoria si intreccia con una trattativa immobiliare, agli errori procedurali ordinari si aggiungono alcune criticità specifiche che possono compromettere sia la tempistica che la validità dell’atto.

Uno degli errori più frequenti è avviare la pratica troppo tardi rispetto al preliminare: se il venditore scopre l’abuso solo dopo aver firmato il compromesso, i tempi istruttori — specie per un permesso di costruire in sanatoria — rischiano di slittare oltre la data del rogito, generando un inadempimento contrattuale. La regola pratica è avviare qualsiasi verifica di conformità prima della firma del preliminare, non dopo.

Un secondo errore ricorrente è non comunicare la sanatoria in corso all’acquirente in modo formale. Anche quando venditore e acquirente si accordano verbalmente sulla gestione dell’iter, l’assenza di una clausola scritta nel preliminare che definisca tempi, responsabilità e conseguenze del mancato completamento espone entrambe le parti a contestazioni.

Il terzo errore riguarda la sottostima del costo totale: molti venditori calcolano solo l’oblazione, dimenticando gli oneri concessori e il compenso del tecnico. Una stima incompleta compromette la negoziazione sul prezzo e può riaprire trattative già chiuse.

Per un’analisi dettagliata di questi scenari con esempi pratici, la pagina sugli errori nella sanatoria edilizia in compravendita approfondisce i casi più critici e le soluzioni adottabili.

Sanatoria edilizia e mutuo: cosa verificare prima

Un aspetto che emerge frequentemente nelle compravendite con finanziamento è il blocco del mutuo per difformità urbanistica. Le banche, prima di erogare il credito, richiedono una perizia dell’immobile: se il perito rileva abusi non sanati o una sanatoria ancora in corso, l’istruttoria si blocca o il mutuo viene negato.

Il meccanismo è semplice: l’istituto di credito non può iscrivere ipoteca su un immobile che potrebbe essere soggetto a ordine di demolizione. Una sanatoria presentata ma non ancora conclusa non è sufficiente a sbloccare la situazione: serve il provvedimento definitivo o, per SCIA e CILA, la ricevuta di presentazione con attestazione che i termini inibitori siano scaduti senza esercizio di poteri repressivi.

Per l’acquirente che compra con mutuo, questo significa che la sequenza corretta è:

1. Verifica di conformità prima della proposta di acquisto 2. Avvio della sanatoria a cura del venditore con tempistica compatibile con il rogito 3. Conferma alla banca del completamento della sanatoria prima della perizia

Saltare uno di questi passaggi — specialmente il primo — è la causa principale dei mutui bloccati in fase avanzata di trattativa. La pagina sul mutuo bloccato per difformità urbanistica illustra i casi più comuni e le strade percorribili quando il blocco è già avvenuto.

Domande frequenti sulla sanatoria edilizia

Si può rogitare con una sanatoria ancora in corso?

In linea generale no, ma esistono eccezioni. Il notaio può procedere al rogito con sanatoria pendente solo in presenza di specifiche tutele contrattuali — tipicamente un deposito prezzo vincolato al completamento della pratica o una clausola risolutiva espressa. È una soluzione percorribile, ma richiede che tutte le parti (venditore, acquirente, notaio) siano allineate e che il rischio residuo sia chiaramente quantificato.

Quanto tempo ci vuole per una sanatoria edilizia?

Dipende dal tipo di titolo: una CILA in sanatoria può risolversi in 30-60 giorni; una SCIA in sanatoria richiede almeno 60-90 giorni per la scadenza dei termini inibitori; un permesso di costruire in sanatoria ha tempi medi di 90-180 giorni, ma in Comuni con arretrati amministrativi può superare i 12 mesi. Qualsiasi stima va verificata con il Comune specifico prima di fissare la data del rogito.

Chi paga la sanatoria in una compravendita?

Non esiste una regola fissa: il costo è oggetto di negoziazione tra venditore e acquirente. Nella prassi più comune, il venditore sostiene i costi di oblazione e compenso del tecnico, riducendo corrispondentemente il prezzo di vendita. In altri casi si opta per un deposito prezzo vincolato. L’accordo deve essere sempre formalizzato per iscritto nel preliminare.

Cos’è la doppia conformità e perché è determinante?

La doppia conformità è il requisito dell’accertamento di conformità ex art. 36 del D.P.R. 380/2001, applicabile alle opere realizzate in assenza di titolo o in totale difformità: l’opera deve essere conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia sia vigente al momento della realizzazione sia in vigore al momento della domanda. Per le difformità parziali e le variazioni essenziali, l’art. 36-bis introdotto dal Decreto Salva Casa prevede una conformità attenuata, che attenua questo requisito (vedi più avanti la sezione dedicata). Quando l’abuso non era ammissibile in nessuno dei momenti rilevanti, la sanatoria ordinaria non è applicabile e l’unica strada è la demolizione o il ricorso a strumenti straordinari. La verifica del regime applicabile va sempre affidata al tecnico sul caso specifico.

Un condono e una sanatoria sono la stessa cosa?

No. Il condono edilizio è un provvedimento straordinario del Parlamento che consente di regolarizzare opere non conformi agli strumenti urbanistici — gli ultimi condoni risalgono al 1985, 1994 e 2003. La sanatoria ordinaria, invece, è sempre disponibile ma richiede la doppia conformità: non consente di regolarizzare ciò che non sarebbe stato ammissibile né ieri né oggi.

Cosa succede se la sanatoria viene rigettata?

Il rigetto della pratica ripristina la situazione di abuso. Il Comune può emettere un’ordinanza di rimessa in pristino (demolizione e ripristino allo stato autorizzato) oppure applicare sanzioni pecuniarie sostitutive, a seconda della tipologia dell’abuso. In caso di immobile in compravendita, il rigetto può configurare un inadempimento contrattuale del venditore se la sanatoria era stata indicata come condizione per il rogito.

Quando la sanatoria non basta

Non tutti gli abusi sono sanabili. Quando l’opera non rispetta la normativa urbanistica vigente — né al momento della realizzazione né oggi — la sanatoria ordinaria non è percorribile. In questi casi l’unica strada è la demolizione e ripristino dello stato originario, oppure, in alcuni casi specifici, la ricerca di altri strumenti amministrativi.

Anche il Consiglio di Stato ha più volte ribadito che la doppia conformità è un requisito inderogabile: non esistono scorciatoie amministrative per abusi strutturalmente non conformi agli strumenti urbanistici.

Per i casi in cui la sanatoria non è applicabile, la pagina quando la sanatoria edilizia non basta illustra gli scenari alternativi e le implicazioni pratiche per la vendita dell’immobile.

Come si paga la sanatoria edilizia

Il pagamento della sanatoria edilizia si compone di voci distinte che vanno versate con modalità diverse, e confonderle è uno degli errori che rallentano la chiusura della pratica. L’oblazione — la sanzione pecuniaria per l’abuso — si versa al Comune, di norma tramite modello F24 o F23 oppure con il sistema pagoPA indicato dall’ufficio tecnico, prima del rilascio del provvedimento in sanatoria. Per la CILA e la SCIA in sanatoria il versamento accompagna la presentazione della pratica; per il permesso di costruire in sanatoria l’importo definitivo viene quantificato dal Comune al termine dell’istruttoria.

Gli oneri concessori, quando dovuti, seguono un calcolo separato e vengono liquidati dal Comune sulla base delle tariffe vigenti. Il compenso del tecnico, infine, è un pagamento privato regolato dal preventivo professionale e non transita dal Comune. La sequenza corretta dei pagamenti è quindi: prima la quantificazione dell’oblazione e degli oneri da parte dell’ufficio, poi il versamento con la causale esatta indicata, infine la conservazione delle ricevute da allegare alla pratica.

Voce da pagareA chi si versaQuando
OblazioneComune (F24/F23 o pagoPA)Alla presentazione (CILA/SCIA) o a istruttoria conclusa (PdC)
Oneri concessoriComuneSolo per il permesso di costruire in sanatoria, su calcolo dell’ufficio
Diritti di segreteriaComuneAlla presentazione della pratica
Compenso del tecnicoProfessionista incaricatoSecondo preventivo, indipendente dal Comune

Conservare tutte le ricevute di pagamento è essenziale: senza la prova del versamento dell’oblazione la pratica non si perfeziona e il provvedimento in sanatoria non viene rilasciato.

Sanatoria edilizia e Decreto Salva Casa: cosa è cambiato

Il Decreto Salva Casa ha modificato in modo rilevante le regole della sanatoria edilizia ed è il riferimento normativo da considerare per ogni pratica avviata oggi. Si tratta del Decreto Legge 69/2024, convertito con modificazioni dalla Legge 105/2024, che è intervenuto sul Testo Unico dell’Edilizia ridefinendo tolleranze costruttive, accertamento di conformità e stato legittimo dell’immobile (riferimenti aggiornati a giugno 2026).

La novità più discussa riguarda l’accertamento di conformità. Accanto al tradizionale art. 36 del D.P.R. 380/2001, il decreto ha introdotto l’art. 36-bis, che disciplina la regolarizzazione delle parziali difformità, delle variazioni essenziali e degli interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla SCIA, con esclusione della totale assenza di titolo e della totale difformità — che restano nel perimetro dell’art. 36. Per gli interventi rientranti nell’art. 36-bis il criterio di conformità non è più strettamente “doppio”: rileva la conformità alla disciplina urbanistica vigente al momento della presentazione della domanda, mentre per la disciplina edilizia si guarda a quella in vigore alla realizzazione dell’opera. Resta invece ferma la doppia conformità piena per le ipotesi dell’art. 36. La distinzione tra i due percorsi è tecnica e va valutata caso per caso: applicare l’articolo sbagliato espone al rigetto.

Il decreto è intervenuto anche sulle tolleranze costruttive dell’art. 34-bis, ampliando le percentuali di scostamento dimensionale considerate non sanzionabili, con soglie graduate in funzione della superficie dell’unità immobiliare. Sono inoltre stati chiariti i criteri per la ricostruzione dello stato legittimo dell’immobile (art. 9-bis), il requisito che il notaio verifica prima del rogito e su cui si fonda la commerciabilità del bene.

Il Decreto Salva Casa non è un condono: non sana ciò che resta in contrasto con gli strumenti urbanistici, ma ridefinisce i confini di ciò che è regolarizzabile e di ciò che rientra nelle tolleranze. Ogni valutazione resta soggetta a verifica tecnica sul caso specifico.

Proprio perché il quadro è cambiato, la fotografia documentale dell’immobile è diventata ancora più importante in fase di vendita. Una relazione di commerciabilità che attesti lo stato legittimo alla luce delle nuove regole mette acquirente, venditore e notaio nelle condizioni di valutare con chiarezza eventuali difformità residue. Per un esame preliminare della situazione urbanistica dell’immobile è utile una consulenza tecnica prima dell’acquisto, così da impostare per tempo la strategia di regolarizzazione più adatta.

Fare una sanatoria edilizia richiede metodo: il titolo giusto, la documentazione completa, un tecnico che conosca sia la normativa nazionale sia le specificità del Comune. Prima di avviare qualsiasi pratica, una verifica di conformità sull’immobile è il punto di partenza più efficace per capire cosa serve davvero e quanto tempo e costi prevedere.

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